Immergersi in una vasca termale, inalare vapori sulfurei, bere un bicchiere d'acqua oligominerale direttamente dalla fonte. Sono esperienze che milioni di italiani cercano ogni anno, convinti — giustamente — dei benefici che le acque termali offrono alla salute. Ma quanto sappiamo di quello che entra in contatto con il nostro corpo? Chi controlla che quelle acque siano davvero sicure? E cosa distingue un'acqua termale certificata da una semplicemente "naturale"?
La risposta è meno intuitiva di quanto sembri, e riguarda un sistema di analisi, controlli e normative che lavora nell'ombra — ma che è la vera garanzia di sicurezza per chi frequenta le strutture termali italiane.
Le acque termali non sono tutte uguali
Prima di parlare di controlli, vale la pena capire con cosa abbiamo a che fare. Le acque termali sono acque sotterranee che, nel loro percorso attraverso le rocce, si arricchiscono di minerali disciolti e spesso si riscaldano grazie al calore geotermico. È proprio questa composizione chimica particolare — diversa da sorgente a sorgente — a conferire loro proprietà terapeutiche specifiche.
In Italia esistono diverse categorie di acque termali, classificate in base alla loro mineralizzazione:
- Acque oligominerali: povere di sali minerali, indicate per il drenaggio renale e la diuresi. Sono le acque da bere.
- Acque sulfuree: ricche di zolfo, indicate per patologie respiratorie, cutanee e reumatologiche. Sono quelle dall'inconfondibile odore.
- Acque salso-bromo-iodiche: ricche di sali, utilizzate per fangoterapia e balneoterapia.
- Acque bicarbonato-calciche: indicate per disturbi gastrici e metabolici.
- Acque radioattive: contenenti radonio, utilizzate in specifiche indicazioni terapeutiche sotto controllo medico.
Ogni categoria ha un profilo chimico preciso, che deve essere verificato e documentato. Ed è qui che entra in gioco il laboratorio di analisi.

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Il riconoscimento termale: la prima garanzia di qualità
In Italia, uno stabilimento non può definirsi "termale" e utilizzare le acque a fini terapeutici senza un riconoscimento ministeriale. Il D.Lgs. 65/2018 e la normativa previgente stabiliscono che le acque minerali naturali e le acque di sorgente debbano essere riconosciute dal Ministero della Salute sulla base di un'analisi chimica, fisico-chimica e microbiologica completa, effettuata da laboratori accreditati.
Questo riconoscimento non è un atto burocratico una tantum: richiede un monitoraggio periodico per verificare che le caratteristiche dell'acqua rimangano costanti nel tempo. La composizione di una sorgente può variare per cause naturali — variazioni stagionali, eventi meteorologici estremi, modifiche geologiche del sottosuolo — e ogni variazione significativa deve essere documentata e valutata.
Il visitatore che frequenta uno stabilimento termale certificato ha quindi già una prima garanzia: quell'acqua è stata analizzata, caratterizzata e approvata dalle autorità sanitarie competenti.
Cosa si analizza davvero in un'acqua termale
Le analisi di un'acqua termale vanno ben oltre la semplice verifica della potabilità. Il protocollo analitico comprende diversi livelli di indagine.
Parametri chimici e fisico-chimici
È l'identità chimica dell'acqua: la concentrazione di ogni minerale disciolto, il pH, la conducibilità elettrica, la temperatura alla sorgente, la presenza di gas disciolti. Questi parametri definiscono la categoria dell'acqua e ne certificano le proprietà terapeutiche dichiarate. Un'acqua sulfurea, per esempio, deve contenere una quantità minima di idrogeno solforato totale — se non la raggiunge, non può essere classificata come tale.
Parametri microbiologici
È qui che la sicurezza entra in gioco nel senso più diretto. Le acque, anche quelle di sorgente, possono contenere microrganismi patogeni o indicatori di contaminazione fecale. I controlli microbiologici verificano la presenza di coliformi totali e fecali, Enterococchi, Pseudomonas aeruginosa e altri patogeni rilevanti, inclusa — come vedremo — la Legionella.
Metalli e contaminanti inorganici
La stessa ricchezza minerale che rende terapeutica un'acqua termale può diventare un problema se certi elementi superano i limiti di sicurezza. Arsenico, fluoro, manganese, nichel: sono elementi naturalmente presenti in alcune acque sotterranee che, in concentrazioni elevate, risultano tossici. Il loro monitoraggio è obbligatorio e sistematico.
Inquinanti emergenti
Una frontiera sempre più importante nella chimica delle acque è quella degli inquinanti emergenti: sostanze — farmaci, pesticidi, microplastiche, composti perfluorurati (PFAS) — che la ricerca scientifica ha riconosciuto come potenzialmente problematiche solo negli ultimi decenni e che le normative stanno progressivamente includendo nei protocolli di controllo. Anche le acque sotterranee profondi, un tempo considerate inviolabili, non sono immuni dalla pressione antropica sui territori.
Gli impianti: il punto critico che molti non considerano
L'acqua alla sorgente può essere perfetta. Ma tra la sorgente e la vasca in cui ci immergiamo c'è un sistema di tubazioni, serbatoi, impianti di distribuzione e trattamento che può diventare un punto critico per la qualità microbiologica.
Il caso più noto è quello della Legionella pneumophila, un batterio che prolifera negli impianti idrici in specifiche condizioni di temperatura e stagnazione e che si diffonde per via aerea attraverso le goccioline d'acqua nebulizzata. Le strutture termali — con le loro piscine, vasche idromassaggio, docce, impianti di aerosolterapia e grotte di vapore — rappresentano uno degli ambienti a maggiore rischio di proliferazione batterica.
Per questo la normativa italiana, attraverso le Linee guida nazionali per la prevenzione e il controllo della Legionellosi (Accordo Stato-Regioni del 7 maggio 2015), impone agli stabilimenti termali obblighi specifici:
- La redazione di un documento di valutazione del rischio specifico per la Legionella, elaborato da un tecnico specializzato, che analizzi tutti gli impianti a rischio.
- Un piano di autocontrollo con misure preventive continue: controllo delle temperature, pulizia e disinfezione periodica, gestione dei tratti di tubazione poco utilizzati.
- L'esecuzione di campionamenti e analisi periodiche sui punti critici dell'impianto idrico-sanitario.
- La tenuta di un registro di manutenzione aggiornato e disponibile per i controlli delle autorità.
Per le strutture dotate di piscine, spa e vasche idromassaggio gli obblighi si moltiplicano, con programmi di campionamento dedicati per ciascuna tipologia di impianto.
Il ruolo delle autorità sanitarie e dei laboratori accreditati
La responsabilità del controllo è distribuita su più livelli. I gestori degli stabilimenti sono tenuti a un autocontrollo interno sistematico. Le ASL e le ARPA regionali effettuano controlli esterni periodici e a campione. Il Ministero della Salute sovrintende al sistema normativo e ai riconoscimenti.
Ma il fulcro di tutto è il laboratorio di analisi: è lì che i campioni prelevati dalla sorgente, dalle vasche, dagli impianti vengono processati e i risultati trasformati in dati affidabili. Non tutti i laboratori sono equivalenti. La qualità di un'analisi dipende dalle metodiche adottate, dalla strumentazione disponibile, dalla preparazione del personale e — elemento fondamentale — dall'accreditamento.
In Italia, l'ente di accreditamento nazionale è ACCREDIA, che certifica la conformità dei laboratori alla norma UNI CEI EN ISO/IEC 17025. Un laboratorio accreditato ACCREDIA ha dimostrato di operare secondo standard rigorosi di competenza tecnica, indipendenza e imparzialità. I risultati che produce sono riconosciuti dalle autorità di controllo e hanno valore legale nei procedimenti amministrativi.
Per il visitatore, sapere che le analisi dell'acqua in cui si immerge sono state effettuate da un laboratorio accreditato è la garanzia più concreta di ricevere un dato affidabile — non un dato compilato per adempiere a un obbligo formale.
Cosa può fare il visitatore consapevole
Frequentare le terme con consapevolezza significa anche sapere quali domande fare. Uno stabilimento serio non ha nulla da nascondere e sarà in grado di fornire informazioni su:
- Il riconoscimento ministeriale delle acque e la relativa documentazione analitica.
- La frequenza e le modalità dei controlli microbiologici sugli impianti.
- Il piano di autocontrollo per la Legionella e le ultime analisi effettuate.
- Le certificazioni di qualità eventualmente conseguite.
Non si tratta di diffidenza: è il diritto di chi sceglie un luogo di cura e benessere di sapere che quella scelta è fondata su garanzie concrete.
Analisi delle acque termali: il supporto di LATA
LATA — Laboratorio Analisi e Tecnologie Ambientali affianca da oltre quarant'anni strutture e aziende nel monitoraggio e nella certificazione della qualità delle acque. Operativo a Milano dal 1980, è accreditato ACCREDIA (n. 0455) in conformità alla norma UNI CEI EN ISO/IEC 17025 per una vasta gamma di parametri nel settore ambientale e idrico.
Per le strutture termali e gli stabilimenti che gestiscono acque a contatto con il pubblico, LATA è in grado di fornire:
- Analisi chimiche, fisico-chimiche e microbiologiche delle acque, secondo le metodiche previste dalla normativa vigente e dalle linee guida nazionali, con risultati affidabili e riconosciuti dalle autorità di controllo.
- La valutazione del rischio Legionella con redazione del documento specifico e definizione del piano di autocontrollo adeguato alla tipologia di struttura.
- Il supporto nella gestione degli adempimenti documentali richiesti dalle autorità sanitarie, con assistenza tecnica in caso di ispezioni o controlli.
La qualità dell'acqua non è un dettaglio: è il cuore di ogni esperienza termale. Contatta LATA per scoprire come strutturare un piano di monitoraggio adeguato alla tua struttura.
